Il diabete secondo Diabaino

Diabete Quanto Costi? Quali Scenari

Negli ultimi decenni si è assistito, nei paesi industrializzati, ad una progressiva crescita della spesa sanitaria: a tale incremento ha largamente contribuito la spesa per l’assistenza dei pazienti affetti da malattie cronico-degenerative tra cui il diabete.

Le cause principali sono state l’invecchiamento della popolazione, la disponibilità di tecnologie sanitarie sempre più costose e le maggiori aspettative dei pazienti-consumatori.
È diventato pertanto indispensabile un maggior controllo della spesa sanitaria, destinata altrimenti ad una crescita non sostenibile. Come riconosciuto dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità, il diabete, sia per la sua elevata prevalenza, che per le gravi complicanze che può determinare, è una malattia di rilevanza socio-sanitaria.

I NUMERI DEL DIABETE IN ITALIA E NEL MONDO
Più di 170 Milioni di persone nel mondo sono affette da Diabete Mellito.
Questo numero è destinato a crescere in modo esponenziale nei prossimi anni soprattutto nei
Paesi industrializzati, in conseguenza non solo dell’aumento della popolazione e della durata
media di vita, ma anche della mancanza di esercizio fisico e dell’alimentazione poco corretta.
Nel 2025 ci saranno 300 milioni di diabetici. Più di 3 milioni di italiani soffrono di diabete ed 1
milione non lo sa: oltre i 40 anni, un italiano su tre è a rischio di diabete e quasi uno su cinque è
già pre-diabetico (IFG o IGT).
Se scarsi sono i dati disponibili circa il costo del diabete nel nostro Paese, informazioni di estremo interesse ci vengono dagli U.S.A. e da altri paesi Europei, che da anni valutano i costi di numerose patologie per poter programmare l’erogazione delle prestazioni sanitarie.
In U.S.A. i costi diretti (assistenza ambulatoriale, autocontrollo, ricoveri ospedalieri, farmaci, ecc.) annui ammontano a 45 bilioni di dollari, di cui la maggior componente è quella che deriva dall’elevato tasso di ospedalizzazione. A tali costi vanno aggiunti quelli indiretti (perdita di ore lavorative, disabilità, invalidità, morte prematura, ecc.) che ammontano almeno a 47 bilioni di dollari.
Quindi complessivamente il costo dell’assistenza ai pazienti diabetici, che rappresentano il 3,5% della popolazione, risulta essere 4 o 5 volte superiore a quello della popolazione non diabetica.
Buona parte di questi costi concorrono anche a far lievitare i costi indiretti: in questo momento di crisi economica potrebbe prevalere da parte degli amministratori la tentazione del taglio indiscriminato.
Sappiamo infatti che spesso l’approccio piu' comunemente utilizzato per ridurre i costi sanitari è quello di cercare di intervenire sulle voci di spesa più facilmente aggredibili, agendo sui singoli interventi, ad esempio diagnostici, terapeutici, tickets, ecc. effettuati dal paziente.
Ciò è, apparentemente, comprensibile in quanto un minor impiego in tali attività comporta sacrifici meno avvertibili nell’immediato dalla popolazione.
Ma tagli di spesa oggi modesti, potrebbero comportare aumenti rilevanti di spesa in un futuro più o meno prossimo e quindi alla lunga rilevarsi operazioni tutt’altro che sagge anche sotto il mero profilo economico
Questa intuizione però, per tramutarsi in interventi di politica sanitaria di razionalizzazione della spesa e di ottimizzazione dell’efficenza, necessita del sostegno di prove inconfutabili.
La prevalenza del diabete è stata stimata anche attraverso un’indagine multiscopo sulle condizioni di salute svolta dall’ISTAT nel 1999-2000.
Su 100 intervistati 3,7 dichiaravano di essere affetti da questa patologia cronica.
I tassi negli uomini sono leggermente inferiori a quelli delle donne e negli anziani con età di 65 anni o più raggiungono il 12,1 per cento.
Una precisa fotografia del diabete in Italia non può prescindere da un’analisi delle complicanze croniche tardive della malattia che, in un epoca in cui è ormai raro il decesso per cause acute, ne rappresentano il vero, principale, costo umano ed economico.
Relazione sullo stato sanitario del Paese 2000 a cura del Ministero della Salute)

Di qui la considerazione che, alla luce delle prove scientifiche che hanno dimostrato l’efficacia delle cure in tale settore, il trattamento intensivo e preventivo della malattia sin dall’esordio non solo permette di migliorare la qualità di vita del paziente diabetico, la morbilità e la mortalità della malattia, ma è anche vantaggioso sul piano economico.

Valutazione epidemiologica delle complicanze croniche tardive nel diabete in Italia:

Retinopatia diabetica
La retinopatia è la complicanza del diabete che più risente di un corretto controllo glicemico. In rilevazioni epidemiologiche italiane essa si colloca come prima causa di ipovisione o di cecità legale in età lavorativa, essendo risultata responsabile del 20 per cento di tutti i casi di cecità tra i 20 e 69 anni nel periodo 1993-1995 riportati nei registri dell’Unione italiana ciechi.

Nefropatia diabetica.
Nel Registro italiano di dialisi e trapianti, con riferimento all’anno 1998, essa, con il 15 per cento dei casi, si collocava al terzo posto tra tutte le cause di ingresso in dialisi. I diabetici sono il 4,7 per cento dei soggetti con rene trapiantato.

Piede diabetico e amputazioni.
il piede diabetico, ovvero quel quadro di lesioni neuropatiche e vascolari che porta a lesioni trofiche delle estremità inferiori, rappresenta anche in Italia una rilevante causa di morbilità e di ricovero per i pazienti diabetici. Casistiche locali sulle amputazioni degli arti inferiori indicherebbero che in Italia il diabete è la prima causa di amputazione degli arti inferiori nella popolazione, arrivando al 60 per cento di tutte le cause di amputazione nel maschio.

Complicanze coronariche e cerebrovascolari
Soprattutto nel diabete di tipo 2, esse rappresentano la prima causa di morte e la voce più costosa in termini di ricoveri ospedalieri attinenti alla popolazione diabetica. In studi ad hoc la mortalità legata a eventi cardiovascolari in presenza di diabete, risulta aumentata rispetto alla popolazione generale del 67 per cento nel maschio e del 92 per cento nella femmina.


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