Il diabete secondo Diabaino

Attegiamento della Famiglia nei confronti dell' Adolescente con Diabete

L’adolescenza è una fase evolutiva che convoglia grandi cambiamenti e ridefinizioni del proprio Sé, ed è perciò costellata da tensioni, squilibri, incertezze e confusioni.

L’adolescente attraversa, dunque, un tormentato passaggio dall’età infantile a quella adulta, incontrando numerose difficoltà che vengono ulteriormente moltiplicate dalla presenza di una patologia cronica come il diabete mellito, che viene accettato con maggiore fatica o addirittura respinto, rendendo questa fase ancor più problematica.
L’equilibrio psicologico influenza notevolmente la qualità del controllo della patologia, ma nello specifico, un equilibrio spezzato conduce ad una instabilità emotiva accompagnata da un’immaturità affettiva, che spesso si traduce in un grande bisogno di protezione, in una mancanza di fiducia in se stessi e in una prolungata dipendenza dai genitori, a tal punto che in alcuni casi viene accettata la malattia come alibi per rimanere un bambino bisognoso di cure esclusive, mentre in altri, la malattia è vissuta come un ostacolo alla conquista progressiva dell’autonomia, indipendenza ed emancipazione, compiti di sviluppo fondamentali della fase adolescenziale.
La famiglia è il più importante contesto entro cui si svolgono i processi educativi, e si configura come una “Società in miniatura” in quanto costituisce la base dei processi di socializzazione, promuove il benessere psicologico dei suoi membri, la cura, la tutela e lo sviluppo di una sana personalità.
Il termine emancipazione non significa rottura dei rapporti familiari, bensì basarli sul principio della reciprocità, così come l’indipendenza si riferisce al raggiungimento della libertà affettiva necessaria per instaurare nuove relazioni amicali e sessuali e a responsabilizzarsi; mentre per autonomia s’intende la capacità dell’individuo di prendere delle decisioni senza provare in seguito sensi di colpa. Il processo di emancipazione non è lineare, al contrario, è ambivalente a causa degli stessi comportamenti contraddittori dei genitori che si dimostrano orgogliosi per la crescita del figlio e nello stesso tempo eccessivamente ansiosi e preoccupati.
L’iperprotezione dei genitori risulta particolarmente accentuata in quelle famiglie in cui è presente un componente affetto da diabete mellito. La presenza di una patologia cronica in uno dei membri del nucleo familiare, è certamente un evento stressante e lo è ancora di più quando si tratta di un figlio che si trova nella fase adolescenziale.
Nel momento in cui viene comunicata la diagnosi ai genitori, l’impatto psicologico è talmente doloroso che li porta ad assumere un atteggiamento di difesa attraverso la negazione della realtà e il rifiuto della malattia. I genitori sono immersi inizialmente in uno stato di confusione, frustrazione e sfiducia, provando un forte senso di impotenza, responsabilità e colpa, tali da costituire uno dei fattori psicologici più controproducenti.
L’angoscia che l’esordio della patologia comporta, può provocare reazioni depressive e produrre quella che Freud definisce “Ferita Narcisistica”, in quanto sia la madre che il padre si sentono feriti nel loro orgoglio di perfetti genitori, per aver generato un figlio “difettoso”. La discrepanza tra figlio atteso e idealizzato sempre sano e fuori pericolo da un lato, e figlio reale portatore di un disturbo cronico dall’altro, provoca sentimenti di disperazione, di crisi profonda e di non accettazione che porta i genitori a colpevolizzarsi, ritenendosi la causa della condizione clinica del figlio, o per non averlo seguito in modo adeguato o per aver favorito l’insorgenza della malattia attraverso un’alimentazione non equilibrata. La malattia viene quindi vissuta come una giusta "punizione" alla propria inadeguatezza parentale; vissuto drammatico che determina stati di profonda depressione e prostrazione. Questo senso di fallimento è spesso accompagnato da ansia e insicurezza, vissute in maniera eccessiva anche per i semplici atti di vita quotidiana che degenerano nello stress e nel morboso controllo del figlio.
L’estrema ossessione e iperprotezione da parte dei genitori verso l’adolescente con diabete, ostacola il suo raggiungimento di indipendenza e autonomia, compiti di sviluppo essenziali non soltanto ai fini dell’acquisizione di una completa e stabile identità, ma altrettanto basilari affinché egli sia in grado di autogestire la propria patologia. Infatti, ulteriore aspetto singolare dell’adolescenza, è il conflitto Autonomia/Dipendenza dai genitori, che nel paziente diabetico risulta ancor più palese a causa della stessa malattia che tende a mettere in secondo piano il bisogno di autonomia e a farlo regredire verso ulteriori richieste di protezione. I genitori, d’altro canto, avendo il dovere di tutelare la salute del figlio e provando un maggiore senso di responsabilità soprattutto nel caso in cui egli sia affetto da una patologia cronica, sono portati a limitare l’autonomia dell’adolescente, esasperando un controllo che poi predispone i ragazzi a ribellarsi e sottrarsi alle norme sanitarie richieste, sia concernenti l’alimentazione e l’attività fisica, che la terapia prescritta.
Allorquando i genitori inizieranno ad osservare il proprio figlio da un nuovo punto di vista, a prendere consapevolezza della scissura tra figlio desiderato e figlio reale, si verificherà l’adattamento e l’accettazione della sua patologia, si attiveranno le risorse cognitive, emotive e comportamentali necessarie per far fronte allo shock iniziale (per esempio, un interesse maggiore verso le caratteristiche della patologia endocrinometabolica; il confronto e lo scambio di opinioni tra genitori di altri adolescenti affetti da diabete, riguardo alle problematiche tipiche di tale fase e le strategie messe in atto per la loro risoluzione, grazie alla frequenza delle associazioni dove è possibile entrare in contatto con gente che si trova nella stessa situazione). Avere fiducia nella capacità dei figli di gestire e curare autonomamente la loro condizione fisica, è un atteggiamento favorevole che dà una forte spinta motivazionale, al ragazzo, a raggiungere quell’indipendenza necessaria per la conquista dello status adulto.
Quando il genitore perviene a tali coscienze, si può assistere ad un progressivo attenuarsi delle reazioni difensive e poco funzionali per l’adeguato controllo della patologia del figlio e, di conseguenza, si instaura un clima familiare di maggiore benessere dal punto di vista psicologico. Questo è il presupposto più favorevole all’accettazione della propria patologia, da parte del paziente in fase evolutiva, per il conseguimento di quella fiducia e sicurezza di base necessarie per un corretto automonitoraggio della propria condizione clinica.

Dott. Sapone Rosario A.


IL DIABETE

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